Una missione personale per ripristinare l'energia
Intervista a Richard Benda, Presidente del Consiglio di Amministrazione di Enkom a.s.
In tutta l'Ucraina, la distruzione di centrali elettriche centralizzate ha messo in luce una debolezza critica nei sistemi energetici nazionali. Con l'invecchiamento delle infrastrutture che va perso a causa di attacchi missilistici, la necessità di generazione decentrata e rapidamente dispiegabile è diventata urgente. Per l'ingegnere ceco Richard Benda, Presidente del Consiglio di Amministrazione di Enkom a.s., questa crisi non è astratta - è personale.
Per Richard Benda, fondatore di Enkom, la devastazione in Ucraina è inseparabile dal suo passato. Ha studiato a Kyiv per più di cinque anni, creando un legame duraturo con il paese e la sua gente. Questa connessione guida oggi il focus della sua azienda. “L'Ucraina è per sempre,” dice semplicemente. Dal 2022, circa il 95% del fatturato di Enkom proviene dall'Ucraina, dove la società lavora per ripristinare le infrastrutture critiche di energia e riscaldamento.
Competenza ingegneristica dove è più necessaria
Enkom opera come specialista di ingegneria e EPC, coordinando la progettazione, l'acquisizione, l'installazione e la messa in funzione di case caldaie a gas e unità di cogenerazione. Il team viaggia mensilmente per valutare le necessità sul campo, spesso in zone di prima linea come Kharkiv. Il loro ruolo è tecnico, ma anche di traduzione: i municipi ucraini spesso sanno cosa necessitano, ma non come le attrezzature occidentali debbano essere adattate per funzionare in impianti vecchi o danneggiati. Enkom agisce come ponte tra i due mondi, assicurando che le attrezzature funzionino in condizioni reali piuttosto che solo sulla carta.
Limitazioni finanziarie che rallentano la ripresa
Nonostante la forte domanda, Enkom è limitata da difficoltà di finanziamento. Le banche ceche non emettono garanzie di anticipo per progetti in una zona di guerra, e il paese offre poco supporto commerciale. Questo limita la capacità di Enkom di partecipare a grandi gare d'appalto – anche quando organizzazioni internazionali come la Banca Mondiale o la EBRD finanziano l'acquisizione. “Potremmo raddoppiare o triplicare il nostro fatturato,” afferma Richard Benda, “ma non possiamo accedere alle garanzie.” A complicare la situazione, molti produttori globali hanno tempi di attesa di un anno, mentre l'Ucraina ha bisogno di attrezzature in mesi, non anni. Enkom cerca opzioni più veloci a livello globale, spesso rivolgendosi a fornitori coreani quando la capacità europea è sovraccarica.
Assumersi un rischio personale: il progetto TriCoGen
I limiti di finanziamento hanno infine spinto Richard Benda e i suoi soci a compiere un passo straordinario: costruire la propria centrale elettrica decentrata in Ucraina, senza assicurazioni né credito bancario. Attraverso TriCoGen – un'impresa co‑fondata con RSJ Investments e Second Foundation – stanno costruendo impianti modulari di cogenerazione a gas da 10 MW nel centro dell'Ucraina, finanziati interamente con fondi privati. “Mia moglie apprezzerebbe se il denaro rimanesse a casa,” scherza Richard Benda, “ma capisce perché lo stiamo facendo.” La prima unità è prevista per iniziare l'operazione quest'anno. Il loro obiettivo è duplice: fornire capacità reale prima del prossimo inverno e dimostrare che le soluzioni decentralizzate possono essere costruite anche sotto pressione di guerra.
Il caso urgente per l'energia decentrata
Richard Benda ritiene che la tradizionale dipendenza dell'Ucraina da impianti enormi – nucleari, idroelettrici e unità CHP da 1.000‑MW – si sia dimostrata disastrosa. Distruggi un sito, e intere città perdono energia e calore. Siti più piccoli sono più rapidi da costruire, più difficili da distruggere e più facili da proteggere con reti di droni o barriere fisiche. “Deve esserci un equilibrio,” sostiene. La decentralizzazione, insiste, non è solo un aggiornamento tecnico ma una questione di sicurezza nazionale per l'Ucraina e per l'Europa. L'instabilità geopolitica più ampia, dalla Russia all'Iran, rende essenziale la resilienza. “Finché non capiremo che la sicurezza dell'Europa è nostra responsabilità, avremo problemi” avverte.